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IL NOSTRO SINDACATO RINNOVA GLI ACCORDI CON I COMUNI MANTOVANI! 
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RELAZIONE COLLEONI ASSEMBLEA 19 FEBBRAIO 2026 
 
“La pretesa di leadership degli Stati Uniti è stata messa in discussione, e forse perduta». 
Così il cancelliere tedesco Friedrich Merz apre la Conferenza di Monaco.
Con un discorso molto atteso: riconosce che il divario tra Usa ed Europa è una realtà dalla quale bisogna partire. 
«Si è aperta una frattura tra Europa e gli Usa. La Nato non è più scontata. E la libertà è in pericolo nell'era delle grandi potenze»
«Temo che dobbiamo dirlo in termini ancora più chiari: Quest’ ordine, per quanto imperfetto fosse anche nei suoi momenti migliori, non esiste più». 
È finita, dice anche, «la vacanza dalla storia». 
E quindi, «il nostro primo compito come tedeschi e come europei è accettare questa nuova realtà». 
Si è aperta una frattura tra Europa e Stati Uniti. 
La guerra culturale del Maga negli Stati Uniti non è la nostra. 
«Procedono nel modo sbagliato»
La libertà di espressione in Europa finisce dove le parole pronunciate sono dirette contro la dignità umana e la nostra Costituzione».
Se gli Stati Uniti hanno cambiato la loro postura, anche l’Europa non può stare a guardare.
Tutto virgolettato di parte del discorso di Friedrich Merz
La sua proposta è la formula che usa anche Macron: un’Europa forte e sovrana. 
Infine, delinea il ruolo specifico della Germania. 
Merz sa che il riarmo tedesco è al cuore della difesa europea e delle preoccupazioni degli alleati, anche europei. 
Qui concentra una delle parti più importanti del suo discorso. 
Dopo aver parlato a lungo della politica di potenza, o delle potenze - come dello status quo del nuovo mondo - dice che questo non può essere la ricetta per l’Europa. 
E vuole soprattutto rassicurare gli altri europei che la Germania non intende creare, nei rapporti con gli altri Paesi Ue, una politica di potenza. Ma, al contrario, una politica comune. 
Questa è per Merz la più importante lezione che la Germania ha appreso dalla propria storia. 
E per questo dice: «Noi tedeschi siamo pronti a prendere la nostra responsabilità». Che è l’opposto del progetto egemonico. 
Questo la Germania lo deve soprattutto al proprio tremendo passato.
Infine, ringrazia gli Stati Uniti. 
Dopo il 1945 sono stati soprattutto gli Stati Uniti a entusiasmare la Germania per l’idea di libertà e di lealtà all’alleanza, afferma. 
« Questo non lo dimentichiamo ». 
Chiude però mettendo in guardia da un ordine mondiale senza regole. 
« Noi tedeschi lo sappiamo : un mondo in cui conta solo la forza sarebbe un luogo oscuro ». 
La Germania ha percorso quella strada nel XX secolo.
 « fino a un finale amaro e malvagio ».
La premier italiana Giorgia   Meloni assente a Monaco ha fatto dichiarare a molti nostri Parlamentari
“Devono essere seri e gravi i motivi che hanno indotto la presidente Meloni ad annunciare la sua assenza dalla conferenza sulla sicurezza a Monaco” 
sottolineando come l’appuntamento fosse particolarmente importante, motivo per cui la presenza dell’Italia era fondamentale.
“Nella capitale della Baviera si sono ritrovati i principali leader delle democrazie liberali dell’Occidente per coordinarsi, fra l’altro, sulla strategia degli aiuti all’Ucraina ma anche per affrontare il tema del crescente revisionismo e negazionismo negli Stati autoritari ”
Poi la domanda, non senza malizia: “Se la presidente del Consiglio italiano ha annullato la sua presenza all’ultimo minuto deve essere per seri e gravi motivi.
 Seri e gravi se si tratta di ragioni personali. 
Serissimi e ancor più gravi se si tratta di ragioni politiche.
 In quest’ultimo caso farà bene a riferire in Parlamento“
Naturalmente i gravi motivi sono stati che ha scelto di presenziare al vertice Italia-Africa ad Addis Abeba.
In Etiopia. 
E Meloni dall’Africa ha dichiarato che “Merz sbaglia sugli Usa” prendendo le distanze dalle critiche del cancelliere tedesco
la premier italiana ha vinto il trofeo di vicinanza e affinità ideologica a Trump meritandosi il titolo europeo fra i leader Europei di Maga Melò. 
Meloni flirta con l’ideologia di Donald Trump e Kirk Bannon e li imita. 
Ma sa che “sovranista grande mangia quello piccolo”
Le somiglianze con il movimento Maga sono, per quanto riguarda Palazzo Chigi, abbastanza visibili a occhio nudo:
 rivendicazione identitaria, revanscismo degenerazione del nazionalismo, contrasto all’immigrazione, rafforzamento dei poteri esecutivi, fastidio per i contrappesi (stampa e magistrature), archiviazione della solidarietà, allergia per le rivendicazioni delle minoranze che in America si fanno rientrare nella cultura woke mentre in Italia Meloni, con assidua genericità, mette sistematicamente in conto alla sinistra».
Il guaio vero, per Maga Melò, sta nel fatto che nell’era selvaggia del ferro e del fuoco, dell’irragionevolezza e dell’imprevedibilità, non si può essere patrioti di due patrie o peggio, di una patria altrui.
 Le attrazioni ideologiche non vanno d’accordo con i Dazi, gli insulti ai nostri militari e soprattutto con gli interessi nazionali. 
In altre parole compromessi, acrobazie, sottintesi e sudditanze, ma per quanto ancora? 
Ma bisogna sapere che se non sei al tavolo, sei nel menu.
E lo capiamo ancora meglio la partecipazione dell’Italia al Board of Peace per Gaza, dove Tajani rispondendo agli attacchi dalle opposizioni, replica: “Non è vero che scodinzoliamo”
Una presa di posizione che cerca di giustificare la decisione del governo italiano di partecipare al primo incontro del Board of Peace, presieduto da Donald Trump, come osservatore, nonostante i principali Paesi europei abbiano deciso di non prenderne parte, perché ritengono che la gestione delle crisi internazionali debba rimanere sotto l'autorità dell'ONU. 
Inoltre senza un coinvolgimento inclusivo di una Rappresentanza Palestinese, il progetto viene visto come una struttura di tipo "coloniale".
“Il mondo ha bisogno dell’Europa”
Con un’inedita iniziativa congiunta, mentre l’Unione europea è minacciata da fuori, dai proclami di Donald Trump, e dalle pulsioni euroscettiche al suo interno, 
e mentre i leader del vecchio continente tentano un rilancio dell’integrazione comunitaria,
 il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, firma un appello insieme ai presidenti degli episcopati di Francia, Germania e Polonia per ricordare ai cristiani il loro storico impegno a favore della costruzione europea scrivendo nell’appello manifesto che 
“Viviamo in un mondo lacerato e polarizzato da guerre e violenza
Molti nostri concittadini sono angosciati e disorientati.
L’ordine internazionale è minacciato. 
In questa situazione, l’Europa deve riscoprire la sua anima per poter offrire al mondo intero il suo indispensabile apporto al ‘bene comune”
L’Europa è chiamata a ricercare alleanze che gettino le basi per un’autentica solidarietà tra i popoli”.
Al ritiro dei leader europei ad Alden Biesen il messaggio politico è apparso subito chiaro. 
l'Unione avverte l'urgenza di reagire al peggioramento del quadro economico e alla pressione geopolitica globale
E Al Consiglio europeo Mario Draghi e Enrico Letta sono stati chiari: senza superare rapidamente la frammentazione, la competitività industriale europea e la capacità dell’UE di difendere il proprio modello economico e sociale rischiano di venir meno.
 Il tempo per l’Europa sta finendo.
Tra i leader la diagnosi è condivisa, almeno a parole. 
Ma restano profonde divergenze sugli strumenti: c’è chi, come la Germania, punta soprattutto su una revisione delle regole, e chi, come la Francia, sostiene la necessità di nuovi titoli di debito europeo.
Il rischio è che la tabella di marcia della Commissione europea si limiti a qualche aggiustamento.
 Ma per reggere alle pressioni globali serve un salto di qualità: una vera politica industriale europea, fondata su integrazione e investimenti comuni, finanziati anche con strumenti di debito condiviso.
 
Come Sindacato continueremo a batterci perché questo salto di qualità diventi realtà politica. 
Il numero di LiberEtà di febbraio apre con l’editoriale di Luciana Castellina che pone una domanda che non possiamo eludere: 
Che fare? 
Di fronte alla crisi della democrazia, all’espropriazione delle decisioni politiche da parte dei mercati e della finanza globale, Castellina ci invita a ripensare il ruolo della politica e del sindacato come strumenti di partecipazione reale.
Il messaggio è chiaro: non basta più delegare, occorre ricostruire democrazia dal basso, nei quartieri, nei territori, nei luoghi della vita quotidiana.
In questo processo, pensionate e pensionati non sono una categoria da difendere soltanto, ma soggetti attivi di cambiamento, portatori di memoria, conoscenza dei territori, capacità di organizzazione.
Sovranismo, imperialismo, suprematismo ed eurofobia non sono slogan, ma categorie politiche che descrivono una strategia precisa.
 La concentrazione del potere, l’uso della forza militare, il disprezzo del diritto internazionale, e il ritorno alla logica delle sfere di influenza. 
Dal raid in Venezuela alle minacce verso altri paesi sovrani, emerge un modello che mette in discussione i fondamenti stessi della democrazia e che interpella direttamente anche l’Europa e il nostro paese.
Dovremmo parlare di un Europa senza infingimenti e non di un’Unione incompiuta, fragile, subalterna, incapace di essere soggetto politico. 
Un’Europa che rischia di diventare terreno di conquista economica e militare se non trova il coraggio di accelerare l’integrazione, di investire su difesa comune, autonomia strategica, giustizia sociale. 
Un tema decisivo anche per il movimento sindacale, chiamato a battersi per un’Europa dei diritti e non dei soli mercati. 
Non bastano coordinamento e flessibilità: serve una vera capacità fiscale europea, stabile e permanente, capace di sostenere investimenti strategici, innovazione, welfare, transizione ecologica e difesa comune. 
Solo un’Europa più integrata e federale, dotata di risorse proprie e strumenti comuni, potrà essere all’altezza delle sfide globali e garantire sicurezza, prosperità e diritti ai propri cittadini.
La sferzata di Draghi smuove l'Europa, 'non c'è più tempo' e per Letta: 'Il mercato unico è la migliore risposta a Trump
Draghi e Letta pontificano secondo la Meloni e li rimette a posto “il loro ruolo non esiste” così i titoli sulla tv e sui giornali della presidente del consiglio italiana
Sarà il caso, tuttavia, oltre a capire a livello economico cosa sta succedendo, è opportuno contrastare anche il disegno più vivo e operante che mai, che prevedeva e prevede il presidenzialismo, separazione delle carriere, leggi speciali, dissoluzione della Rai, caos etc.…. 
Poi l’uomo forte. 
Ne avevamo già uno di uomo forte che raccontava barzellette, a capo di un partito con la tessera 1816.
 
Oggi cominciamo a vedere generali a capo di un partito.
Ma forse siamo solo alle barzellette di questi giorni della 2P della Rai, Petrecca  Pucci, che sta tenendo banco. 
Le parole della presidente Meloni sulla necessaria presenza di un comico a Sanremo hanno segnato uno dei punti più alti come risposta ai problemi del paese.
Maga Melò
L’amministratore delegato Rai si è subito accodato, hanno persino accusato le apposizioni di aver censurato la libertà di satira. 
Per fortuna non sono arrivati a denunciare il nuovo editto bulgaro contro i talenti della destra dominante.
Avrebbero riso anche a loro.
Nelle stesse ore, nelle quali andava in scena questa farsa, la maggioranza di governo boicottava per la ennesima volta la convocazione della commissione di Vigilanza. 
Ancora una volta hanno fatto mancare il numero legale.
 Questo si gesto eversivo che non ha precedenti.
Non hanno raccolto neppure l’appello di Mattarella a garantire il funzionamento delle istituzioni di vigilanza.
Altro che Pucci e Petrecca, la prossima consultazione elettorale si svolgerà senza la Vigilanza in funzione.
il controllo dell’esecutivo sulla Rai e su Mediaset è sempre più ferreo e il referendum rischia di essere travolto da una gigantesca illusione politica e mediatica.
Forse è per questo che i Padri Costituenti hanno ragionato sulla giustizia ponendola come un pilastro fondamentale della democrazia e come garanzia contro il ritorno di regimi autoritari, avendo ben presente l'esperienza del fascismo, durante il quale l'indipendenza della magistratura era stata di fatto annullata. 
In particolare, la premier Giorgia Meloni, in un post pubblicato sui social, ha scritto: “La riforma costituzionale della giustizia rappresenta la risposta più adeguata a una intollerabile invadenza nelle scelte politiche del governo”.
Il Ministro della giustizia Carlo Nordio, in una intervista al Corriere della Sera, ha dichiarato: “Mi stupisce che una persona intelligente come Elly Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel momento in cui andassero al governo”
Naturalmente lavorando affinché il tutto non possa mai avvenire.
Concetto ribadito nel suo ultimo libro ( di Nordio) nel quale, riferendosi ai dirigenti del Partito Democratico, ha scritto: “Poiché è presumibile che prima o poi l’onere del governo spetti a loro, è abbastanza singolare che, per raccattare qualche consenso oggi, compromettano la propria libertà di azione domani”. 
Si tratta di affermazioni talmente chiare che tradiscono, in modo inequivocabile, il reale obiettivo della riforma, che, come detto, è quello di consentire al governo di avere “mani libere” rispetto al controllo di legalità affidato dalla Costituzione alla magistratura e che rendono, perciò, superflua ogni altra spiegazione.
Quello che, invece, questa riforma non farà è realizzare alcuno dei tre obiettivi di natura processuale dichiarati nella Relazione illustrativa del disegno di legge Meloni-Nordio, ossia: 
1)dare piena attuazione al principio del giusto processo
2)completare l’evoluzione del sistema processuale penale
3)  migliorare la qualità della giurisdizione
i quali, peraltro, oltre a non essere i veri obiettivi della riforma (nel senso che, come è già stato dimostrato, il vero obiettivo è un altro), non sono neppure obiettivi reali, come dimostra l’esperienza giudiziaria.
Infatti possiamo semplificare i concetti, nel senso di puntare ad “una giustizia più efficiente”,  e allora possiamo vedere che non si tratta  di un obiettivo vero di questa riforma perché emerge chiaramente dal fatto che questa legge non contiene alcun riferimento agli strumenti necessari a migliorare l’efficienza della giustizia e a velocizzare i processi.
Mancano incrementi delle risorse umane e materiali, adeguamento degli strumenti informatici alle reali esigenze del processo telematico, miglioramento dell’apparto normativo soprattutto sul versante processuale. 
E che nulla di tutto questo vi sia in questa legge di revisione costituzionale lo ha confermato lo stesso Ministro Nordio quando, nel corso di un convegno, ha affermato: “questa riforma non influisce sull’efficienza della Giustizia”.
Ma Lo sdoppiamento del CSM, serve alla logica del divide et impera
Come emerge dalla Relazione di accompagnamento al testo della legge Nordio, “i due Consigli sono esattamente sovrapponibili tra loro per caratteristiche e funzioni”.
1)la separazione in due dell’attuale CSM produrrà due organismi più deboli e quindi più facili da controllare e che quindi finiranno per essere facile preda della politica, come avviene in molti altri paesi, a partire da quello che è stato preso come modello di riferimento dai sostenitori di questa riforma, ossia gli USA, dove l’operato dei giudici è fortemente condizionato dalla politica;
2) i due distinti CSM renderanno le due categorie di giudici e PM divise, più autoreferenziali e ne accentueranno le tensioni corporative, e a questo rischio saranno esposti soprattutto i PM.
3) la totale sovrapponibilità delle competenze potrebbe condurre ciascun CSM ad elaborare regole e pareri diversi e, in alcuni casi, anche contrastanti tra loro, nelle materie concernenti l’amministrazione della giustizia.
4) L’estrazione a sorte: l’uno vale l’altro
Per scegliere i componenti dei due CSM la riforma prevede il sistema del sorteggio che, per dirla con le parole che la Giunta dell’Unione delle Camere penali (oggi in prima linea nella campagna referendaria per il sì) ha utilizzato in un suo comunicato del 2019, “è un’autentica umiliazione delle regole democratiche e dei principi costituzionali sull’elettorato attivo e passivo”. 
In effetti, la previsione del sorteggio è offensiva persino dell’intelligenza di chi l’ha proposta.
 Nessuna persona di buon senso, che non sia in mala fede, può pensare che un organismo di garanzia di rilevanza costituzionale, presieduto dal Presidente della Repubblica, possa funzionare meglio se composto da persone scelte a caso. 
Non è un caso, infatti, che nessun CSM al mondo viene selezionato estraendo dei bussolotti da un’urna. 
Se, invece, come ha sostenuto il Ministro Nordio, l’obiettivo del sorteggio è quello di rompere il vincolo che legherebbe i magistrati eletti al CSM e i magistrati che li hanno votati, e quindi di mettere fuori gioco “correnti”, è solo il caso di evidenziare che il sorteggio non ha nulla a che fare con le correnti, che continueranno ad esistere, ma ha come unico scopo quello di indebolire la componente togata dell’organo di autogoverno, per renderla più facilmente manovrabile da parte della componente politica, che invece sarà scelta con un sorteggio “pilotato”, in quanto effettuato partendo da un paniere che sarà sicuramente molto più piccolo di quello dei quasi 10.000 magistrati. 
Il sorteggio, pertanto, ha come unico scopo quello di ridurre la legittimazione e l’autorevolezza della componente togata del CSM, per indebolire la magistratura e per poterle dare un indirizzo nella scelta su chi indagare e, soprattutto, chi non indagare.
L’esternalizzazione della leva disciplinare come strumento di condizionamento della magistratura
Con la riforma la giurisdizione disciplinare nei confronti dei magistrati passerebbe dal CSM a un’Alta Corte disciplinare che sarà composta da 15 giudici, di cui tre scelti dal Presidente della Repubblica, tre estratti a sorte da un elenco predisposto dal Parlamento e nove tra i magistrati di legittimità. 
A ben considerare, la creazione dell’Alta Corte disciplinare è una scelta del tutto irrazionale se non viene vista nell’unica ottica per la quale è stata concepita che è quella di costituire la terza leva utilizzata dal Governo per realizzare l’obiettivo di indebolire la magistratura e la sua capacità di svolgere la funzione di controllo sul potenziale abuso di potere da parte della politica a danno dei cittadini.
 Non esiste, infatti, alcun motivo per prevedere solo per la magistratura civile e penale e non anche per quella contabile, amministrativa, tributaria e militare, un tribunale speciale le cui sentenze peraltro non saranno ricorribili per Cassazione, in violazione dell’art. 111 co. 7 Cost.
In realtà anche in questo caso l’obiettivo è un altro: già sappiamo, infatti, che tra i futuri illeciti disciplinari ci sarà quello, già menzionato dal ministro Nordio, che prevederà il “divieto per il magistrato di tenere ogni comportamento tale da compromettere l’indipendenza, la terzietà e l’imparzialità del magistrato, anche sotto il profilo dell’apparenza”.
Una clausola estremamente indeterminata e in sicuro contrasto con la tassatività che dovrebbe caratterizzare le fattispecie sanzionatorie anche di tipo disciplinare, che servirà a realizzare l’ulteriore obiettivo di ridurre al silenzio i magistrati e condizionarne l’operato.
E i due CSM che verranno, se la riforma Nordio dovesse essere confermata dal voto referendario, non saranno assolutamente in grado di continuare a tutelare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura rispetto ad un potere politico che invoca “libertà di azione” e pretende una magistratura che, invece di svolgere il fondamentale controllo di legalità sull’operato di tutti, compresi i politici, viene impropriamente chiamata già oggi a “collaborare all’attuazione del programma di Governo” stiamo citando sempre Nordio 
Il dibattito allora, dopo il fascismo, si era concentrato sulla necessità di un potere giudiziario autonomo, imparziale e sottomesso soltanto alla legge. 
La magistratura è stata concepita, dentro la costituzione, come un ordine "autonomo e indipendente da ogni altro potere" (art. 104 Cost.), per evitare interferenze del potere esecutivo (politico) sulle decisioni dei giudici.
Intanto il paese reale soffre sempre più 
La povertà non accenna a diminuire rispetto ai valori degli ultimi anni: sono oltre il 10% le famiglie che vivono in stato di indigenza. 
Il Rapporto “L’Italia delle povertà. Dinamiche sociali, risposte pubbliche e racconto dei media”, promosso dall’Alleanza contro la Povertà in Italia, mostra uno spaccato del tessuto sociale, purtroppo non inedito. 
Una famiglia su 10 vive in povertà assoluta. La percentuale esatta è del 10,9% e non descrive la realtà di Paesi poveri lontani dai nostri confini, ma riguarda casa nostra.
Accanto a questa quota, resta stabile un’area ampia di vulnerabilità che gravita attorno alla soglia: l’8,2% si colloca appena sopra la povertà relativa e circa il 6% appena sotto, per un totale vicino al 20% di famiglie esposte al rischio di cadute improvvise legate a eventi ordinari della vita. 
La ricchezza degli italiani cresce, ma per pochissimi che fanno il pieno.
Nel frattempo, nel 2026 – 2027, il PIL italiano si confermerà al di sotto dell’1%, con l’Italia che diventerà fanalino di coda dell’Unione europea.
Gli effetti concreti di una linea economica a dir poco autolesionista e antipopolare sono sotto gli occhi di tutti: valore reale dei salari inferiore dell’ 8,8% rispetto al 2021; 
pensioni che non hanno neanche lontanamente recuperato il potere d’acquisto perso a causa dell’inflazione, su cui si continua a fare cassa; 
esplosione della cassa integrazione (+18% nel primi nove mesi del 2025 rispetto al 2024); 
2,5 milioni di lavoratori a termine e precari; 100.000 ragazze e ragazzi che ogni anno lasciano l’Italia per cercare un lavoro libero e dignitoso fuori dai nostri confini nazionali; un welfare sempre meno pubblico e universalistico.
L’unico record è quello raggiunto dalle quotazioni dell’industria delle armi, grazie a 23 miliardi di spese in più in difesa nei prossimi tre anni e molti altri ancora in quelli successivi, se davvero si vuole rispettare il folle impegno assunto dalla presidente del Consiglio in ambito Nato (5% del PIL da destinare al riarmo entro il 2035).
 In sostanza però possiamo dire che, nonostante le turbolenze e le difficoltà che abbiamo evidenziato, gli indicatori del partito della premier tengono 
Le critiche e le polemiche relative alla sua eccessiva vicinanza a Trump, nonostante le promesse non mantenute, le manovre economiche  per favorire i ceti più abbienti invece di salari e pensioni il ritorno a misure di austerità per la mancanza di visione sulla crescita, alla lentezza nel prendere posizione su molti avvenimenti non ne intaccano la tenuta, anzi.
L’avvio del pacchetto sicurezza dopo i recenti tragici avvenimenti, le polemiche sul cosiddetto ddl stupri, le divisioni interne alla Lega. 
 Aspettiamo i prossimi passi: con l’approssimarsi del referendum si potrebbero verificare parziali cambiamenti dei dati odierni, dopo mesi di sostanziale stabilità.
Di fronte a questo scenario, non abbiamo alternative a portare avanti il nostro impegno per cambiare un modello di sviluppo ormai insostenibile sia dal punto di vista sociale che da quello ambientale.
 Un modello di sviluppo che stanno cercando di tenere in piedi convertendo l’economia italiana e quella europea in un’economia di guerra.
 Le porteremo avanti non solo per tutelare i diritti delle persone che rappresentiamo, ma nell’interesse generale dell’Italia.