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RELAZIONE DI COLLEONI FERDINANDO ASSEMBLEA GENERALE SPI CGIL MANTOVA 10 settembre 2026

 spicgil
RELAZIONE DI COLLEONI FERDINANDO
ASSEMBLEA GENERALE SPI CGIL MANTOVA
10 settembre 2026
Care compagne e cari compagni,
apriamo questo Assemblea di settembre consapevoli che quello alle nostre spalle non è stato un semplice cambio di stagione.  L'estate che si è appena conclusa ci lascia in eredità due pesanti campanelli d'allarme, due crisi speculari che colpiscono al cuore la nostra società e i nostri valori. Da un lato, abbiamo assistito alla drammatica realtà del caldo killer.  
Un'emergenza climatica che non è più una minaccia futura, ma un tragico presente che ha strappato vite, colpendo soprattutto i più fragili, i nostri anziani, lasciati spesso in una solitudine istituzionale insostenibile.  È la dimostrazione plastica di come il collasso climatico si traduca immediatamente in ingiustizia sociale. Dall'altro lato, mentre le temperature soffocano le nostre città, un'altra onda, un'onda nera e mefitica, scuote l'Europa.  
La vittoria dell'estrema destra di AfD in Sassonia non è un evento locale, ma il sintomo di una democrazia fragile, dove la paura e il disorientamento vengono strumentalizzati da chi vuole smantellare i diritti e lo Stato di diritto. La morsa del clima e la morsa della destra si alimentano della stessa materia: l'assenza di protezione sociale, l'incertezza del futuro e l'abbandono dei territori. Ecco perché oggi, in questa assemblea, non siamo qui solo per pianificare l'autunno.  
Siamo qui per definire le nostre sfide prioritarie: rimettere al centro la tutela delle fragilità e difendere i presidi democratici.  
Perché proteggere i più deboli oggi significa, prima di tutto, proteggere la tenuta democratica delle nostre comunità. Il successo elettorale di Alternative für Deutschland (AfD), culminato nel recente e storico trionfo nelle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt con oltre il 44% dei voti, non è un fulmine a ciel sereno, ma il sintomo di una profonda e radicata crisi strutturale che sta attraversando l'intera Germania e l’Europa.  
Per comprendere le ragioni di questa affermazione, è necessario analizzare il fenomeno attraverso una doppia lente, economica e sociale, superando la logica del semplice voto di protesta. Dal punto di vista economico, la Germania sta pagando il prezzo di una prolungata stagnazione e di una progressiva deindustrializzazione.  
I costi energetici elevati e la perdita di competitività internazionale colpiscono duramente il settore manifatturiero, storico motore del Paese.  A questo si aggiunge l'erosione del potere d'acquisto causata dall'inflazione, che ha colpito la classe media e i lavoratori a basso reddito.  
Le politiche di austerità e i vincoli di bilancio federali hanno poi penalizzato le infrastrutture, i trasporti e i servizi sanitari locali, aumentando la percezione di abbandono nelle aree rurali. Sul piano sociale, questa fragilità economica si traduce in un profondo risentimento identitario.  
L'invecchiamento demografico e l'emigrazione giovanile verso le regioni occidentali hanno impoverito il tessuto sociale dell'Est, generando un senso di declino e di isolamento.  
In questo contesto, le forti preoccupazioni legate alla gestione dei flussi migratori e alla sicurezza pubblica si innestano su una preesistente e diffusa sfiducia verso le istituzioni tradizionali, percepite come distanti dalle reali esigenze della popolazione.  
AfD è riuscita a incanalare questa frustrazione psicologica collettiva, offrendo una valvola di sfogo a chi si sente trattato come un "cittadino di serie B".  
La vittoria naturalmente crea un terremoto politico immediato.  
In Germania, questo risultato infligge un colpo durissimo al governo del Cancelliere Friedrich Merz e frantuma la stabilità delle coalizioni tradizionali.  
Il "cordone sanitario" eretto dai partiti moderati viene messo a dura prova: escludendo alleanze con l'ultradestra, la governabilità del Land rimarrà paralizzata in trattative difficili e instabili.  
A livello economico, gli istituti di ricerca temono che le politiche anti-immigrazione del partito possano aggravare la crisi della manodopera in un Paese demograficamente vecchio,  disincentivando gli investimenti stranieri.  In Europa, la vittoria accelera drammaticamente la frammentazione dell'asse franco-tedesco e sposta il baricentro dell'Unione verso posizioni euroscettiche e sovraniste.  
 Questa non è più solo una scossa locale: è una sfida diretta alle fondamenta geopolitiche ed economiche dell'intera Unione Europea
Ma le minacce alla stabilità del nostro continente non si esauriscono nelle urne o nelle dinamiche di potere politico.  
Esiste un'altra emergenza, altrettanto sistemica e letale, che minaccia direttamente la sicurezza e la salute dei nostri cittadini.  Vorrei iniziare oggi con un dato che non possiamo e non dobbiamo ignorare: l’estate del 2026 ha drammaticamente confermato una realtà inquietante: il caldo estremo è diventato a tutti gli effetti un killer silenzioso. Nel solo mese di luglio, l'Italia ha registrato un incremento dell'8% della mortalità tra gli ultra ottantacinquenni e i soggetti affetti da patologie croniche.  Stiamo parlando delle fasce più fragili della nostra popolazione, colpite al cuore da un'emergenza che non è più un'ipotesi futura, ma una realtà presente.  Il collegamento tra questa impennata di decessi e la crisi climatica in atto è diretto, evidente e tragicamente innegabile. I dati del ministero della Salute confermano la portata del dramma: il caldo estremo uccide, e lo fa colpendo in modo spietato chi è più vulnerabile.  
Questa cifra non è una semplice statistica, ma l'indicatore di una vera e propria emergenza sanitaria.  La controprova, purtroppo, è nei dati: nello stesso periodo la mortalità generale è rimasta nella media stagionale.  
Significa che a cedere è stata proprio la rete di protezione attorno agli anziani, travolti da temperature record e senza tregua. Quest’anno la situazione è più preoccupante rispetto al passato perché l’ondata di calore è stata più aggressiva e costante.  
Proteggere le persone fragili non può più ridursi al banale consiglio di "restare a casa".  
A volte, persino muoversi tra le mura domestiche diventa un rischio, soprattutto se non si ha modo di rinfrescare gli ambienti.  Dotare un’abitazione di aria condizionata ha costi elevati e l'Italia oggi fa i conti con un serio problema di povertà energetica.  
Le stime nazionali parlano chiaro: l’aumento dei decessi si è concentrato proprio durante i prolungati e opprimenti periodi di afa. DOBBIAMO DIRE CHE IL CALDO COLPISCE TUTTI MA GLI ANZIANI DI PIÙ. Entrando nello specifico dei numeri, nelle regioni del Nord la mortalità degli over 85 è schizzata al più 9 per cento, mentre il Centro-Sud ha segnato un gravoso più 7 per cento. Le stime complessive per l'intera stagione estiva indicano la possibilità di raggiungere un bilancio di 5.000-8.000 morti in Italia a causa del caldo estremo.  Particolarmente drammatica la situazione nelle città. Alle condizioni endemiche della terza età, con tutte le sue fragilità, si aggiunge poi il problema della solitudine, che in estate aumenta quando le famiglie vanno in vacanza lasciando i nonni tra le mura domestiche. Da parte sua, lo Spi Cgil ha più volte sottolineato il diritto degli anziani di essere protetti dal caldo, attraverso una serie di misure come l’attivazione dei rifugi climatici.  
Visto che l'emergenza colpisce soprattutto la terza età, per il sindacato è l’ora di attivare politiche pubbliche adeguate, inaugurando anche una nuova stagione di negoziazione sociale e territoriale. Crediamo che sia necessaria un’infrastruttura pubblica permanente, pensata per le persone che subiscono sia il caldo che il freddo e che rischiano in termini di salute.  
Per noi la crisi climatica rappresenta una sfida sindacale anche dal punto di vista territoriale. Promuovere e mappare i rifugi climatici, riqualificare i centri anziani, aumentare il verde nelle periferie, utilizzare i beni comuni come spazi di protezione, le scuole, le biblioteche, promuovere la rigenerazione urbana e inserire questi temi nella contrattazione sociale con le amministrazioni significa riconoscere che il diritto alla salute passa anche dalla qualità dell’ambiente in cui si vive. Avere come obiettivo migliorare la qualità dell’ambiente significa rivendicare il diritto di vivere in città più sicure, più giuste e capaci di prendersi cura delle comunità.  
Il cambiamento climatico sta determinando nuovi bisogni, la politica e il sindacato hanno il compito di trasformarli in nuovi diritti. Bene ha fatto la Cgil di Mantova, bene ha fatto Michele Orezzi a dedicare un intera sessione dell’Assemblea Generale al tema drammatico delle conseguenze del clima sul nostro territorio. Voteremo alla fine dei lavori il documento approvato all’unanimità nell’assemblea generale della Cgil di Mantova con l’impegno a portarlo in tutte le istanze dell’organizzazione. Questo documento non è un atto isolato, ma il manifesto di come intendiamo difendere la vita e la salute delle persone.  Ed è esattamente con questa stessa determinazione che dobbiamo guardare alle sfide complessive che ci attendono nei prossimi mesi.  
Passiamo ora del nostro impegno per l'autunno: finanziaria, negoziazione sociale, sanità, diritti, dignità e territorio. 
"La coerenza è comportarsi in modo conforme a quello che si pensa, non alle convenienze del momento."(Sandro Pertini)
È con questo spirito di coerenza e responsabilità che lo Spi Cgil di Mantova riprende a pieno ritmo la sua attività dopo la pausa estiva. Le vacanze sono finite, ma non si è mai fermata la nostra attenzione verso i problemi reali delle pensionate e dei pensionati del nostro territorio.  Ci attende un autunno importante: da qui alla fine dell’anno i temi sul tavolo sono tanti, complessi e di vitale importanza per la tenuta sociale del paese. Dalla difesa del potere d'acquisto delle pensioni alla battaglia per una sanità pubblica efficiente e vicina ai cittadini, il nostro sindacato è pronto a fare la sua parte. Ripartiamo insieme, sapendo che ogni nostra azione serve a dare voce e dignità a chi ha lavorato una vita. Il contesto locale ci impone una disamina attenta e un intervento immediato. Assistiamo sul nostro territorio agli effetti prolungati del carovita e dell'inflazione, che colpiscono duramente il potere d'acquisto dei trattamenti pensionistici, riducendo l'autonomia economica di molte famiglie. Nella classifica dell’Unione Nazionale Consumatori, Mantova è medaglia d’argento, al secondo gradino del podio tra le città più care d’Italia. Con un'inflazione del 3,4% rispetto a luglio 2025, l’incremento di spesa nel nostro territorio è pari a 967 euro a famiglia.  
Al rientro dalle ferie di settembre 2026, la situazione a Mantova e in Italia è particolarmente critica. L'accelerazione dei prezzi ha già fatto scattare l'allarme, l'amministrazione comunale ha evidenziato come questa corsa dei prezzi metta a rischio i bilanci, paventando il pericolo di dover tagliare i servizi o ritoccare la tassazione locale se il trend non si invertirà nei prossimi mesi. I settori più colpiti da questa nuova ondata di aumenti fotografano una crisi che morde la quotidianità:
Carburanti e trasporti: La fiammata dei prezzi di benzina e gasolio, che nella nostra provincia ha abbondantemente superato i 2 euro al litro, pesa come un macigno sugli spostamenti quotidiani dei lavoratori e dei pendolari. Spese obbligate e utenze: le stime sulle bollette per l'autunno prevedono incrementi significativi.  
Di fronte a questo scenario, il Comune di Mantova ha già annunciato di voler accantonare risorse straordinarie per proteggere le famiglie meno abbienti dai rincari energetici autunnali.  
Spesa quotidiana: I prezzi di generi alimentari e beni di largo consumo continuano a salire vertiginosamente, risentendo dell'effetto trascinamento dei costi di logistica e produzione. Proprio per questo, come CGIL abbiamo lanciato un forte allarme sull'inflazione subito dopo il rientro dalle ferie estive.  
A seguito del rilascio degli ultimi dati Istat sui prezzi al consumo, il nostro sindacato ha denunciato una situazione economica che non esitiamo a definire critica.  Siamo di fronte a una vera e propria "emergenza salariale e pensionistica", con il rischio concreto di un autunno caratterizzato da rincari insostenibili per chi, per vivere, ha solo il proprio salario o la propria pensione. Per contrastare la caduta libera dei redditi delle famiglie, la CGIL chiede interventi strutturali immediati al Governo attraverso un 
1. Rinnovo tempestivo dei contratti nazionali con adeguate clausole di salvaguardia dall'inflazione. 
2. Piena perequazione (adeguamento) delle pensioni.  
3. Tassazione delle grandi rendite e degli extraprofitti per ridistribuire le risorse verso le fasce più fragili. 
4. Contrasto al drenaggio fiscale, indicizzando all'inflazione gli scaglioni Irpef, le detrazioni e i parametri fiscale.
Sempre guardando al nostro territorio dobbiamo aggiungere la criticità legata alla tenuta del sistema sanitario pubblico mantovano.  Nonostante gli sforzi e l'attivazione dei nostri stessi sportelli sindacali sul territorio, i disagi legati alle lunghe liste d'attesa e l'accesso alle prestazioni ospedaliere ordinarie rappresentano un ostacolo inaccettabile al diritto costituzionale alla salute. Come ben evidenziato da una nostra analisi, riportata dalla Gazzetta di Mantova, sono quasi 500, 498 per l'esattezza, le richieste di aiuto che gli sportelli provinciali del servizio "SOS Liste d'attesa" hanno ricevuto nel periodo che va dal primo gennaio 2025 a tutto giugno 2026.  Un numero consistente che fornisce un quadro esaustivo di quanto sia rilevante il problema delle attese per visite ed esami diagnostici in Lombardia e di quanto siano disorientate le persone che si sono presentate nei dodici punti informativi presenti sul territorio mantovano.   Punti gestiti dalle realtà che hanno attivato il servizio di aiuto, ossia: Spi Cgil Mantova, Tribunale del Malato, Acli, Pd e Auser.  In sostanza l'idea è quella di aiutare le persone, soprattutto gli anziani e i fragili, a far valere i propri diritti quando si parla di salute.  
Ripartire a settembre significa per noi dare continuità alle vertenze aperte, rafforzare la contrattazione sociale con i Comuni e ribadire che gli anziani non sono un peso, ma il pilastro portante della coesione sociale della comunità mantovana.  
E siamo ripartiti, nel dopo ferie, con una mattina speciale all'insegna dell'inclusione e della condivisione.  
 Il 3 settembre lo Spi Cgil di Mantova ha rinnovato il suo impegno sociale a Revere con l'iniziativa "Una mattina a pesca con gli amici dello Spi Cgil", svoltasi nella splendida cornice della cava di pesca nei pressi del ristorante Il Trifoglio.  
L'evento ha visto come protagonisti assoluti i ragazzi e le ragazze con disabilità delle associazioni provinciali e locali, accompagnati dai loro operatori, che hanno vissuto una giornata, speriamo felice, a stretto contatto con la natura.  
 Fin dalle prime ore del mattino, i pensionati volontari del sindacato si sono messi al lavoro per preparare le canne da pesca, le esche e allestire i gazebo necessari per garantire ombra e comfort a tutti i partecipanti.  
Quando i ragazzi sono arrivati, la cava si è riempita di sorrisi, entusiasmo e una straordinaria energia positiva.  
Questa iniziativa non è stata solo un'occasione di svago all'aria aperta, ma un potente esempio di solidarietà intergenerazionale e abbattimento delle barriere, dove il sindacato si conferma un punto di riferimento per il tessuto sociale e l'inclusione del territorio mantovano. Questa iniziativa non è stata solo un'occasione di svago all'aria aperta, questa stessa energia e questa idea di comunità aperta rappresentano la risposta più forte a un incubo che attraversa l'Europa. Lo scenario in cui l'AfD (Alternative für Deutschland) vada al potere con la maggioranza assoluta, mettendo in atto ciò che ha scritto nero su bianco nel proprio programma elettorale. Il piano shock dell'estrema destra tedesca mira infatti a demolire l'inclusione scolastica, prevedendo di mandare disabili e migranti in scuole speciali separate.  
Quella che viene definita "la tomba dell'inclusività" si scontra frontalmente con le scelte concrete fatte sul territorio mantovano.  Da un lato c'è l'idea di una società che isola e separa; dall'altro, l'esperienza di Revere dimostra che l'abbattimento delle barriere e l'unione tra le generazioni sono gli unici pilastri su cui costruire un futuro realmente coeso e solidale. «Istruzione, cultura, scienza sono gli ambiti dove potremo fare più agevolmente tutto quello che vogliamo», ha riassunto la mente del programma di afd, Hans-Thomas Tillschneider. Il capo dell'ala più radicale del partito, Björn Höcke, ha tuonato contro il «progetto ideologico dell'inclusione» e ha proclamato che se fosse diventato governatore della Turingia, avrebbe cacciato i disabili nelle scuole speciali. Non è ancora il «Ballast» con cui i nazisti definivano i disabili, ma siamo lì.  Nel contesto del regime nazista, il termine "ballast" (che in tedesco significa zavorra o peso morto) era un termine disumanizzante utilizzato per indicare le persone con disabilità fisiche o mentali, malati cronici e psichiatrici. La propaganda nazista coniò l'espressione retorica "Ballastexistenzen" ("esistenze zavorra") per definire queste vite come "punti di puro costo" o "vite indegne di essere vissute" (Lebensunwertes Leben), considerandole un peso economico e biologico per lo Stato e per la purezza della razza ariana
Tornando ai giorni nostri, qualche mese prima il capo del partito in Baviera, Martin Böhm aveva chiesto lo stesso trattamento per i migranti.  «Vogliamo metterli in classi separate, e mai più con chi parla perfettamente il tedesco.  Perché quando mescoli due fluidi, crei sempre un intruglio».  
Oggi questi politici rifiutano con sdegno il sospetto di rifarsi alle teorie nazifasciste della razza: le hanno vestite a sera, le ripropongono con termini più eleganti, le chiamano "etnopluralismo", come se fosse una scienza. Cambiano le parole, si evolvono le retoriche e si aggiornano i decreti, ma la sostanza è uguale: immondizia razzista.  
Dietro ai tecnicismi burocratici o alle teorie di facciata si nasconde sempre lo stesso vecchio orrore.  È quel furore eugenetico che specifica la volontà scientifica o politica di selezionare la popolazione eliminando chi viene considerato "imperfetto".  
Una spietata pulizia che non si ferma ai tratti genetici o alle origini biologiche: naturalmente nell’imperfezione ci stanno anche gli oppositori, le voci libere, chiunque rifiuti di allinearsi al dogma del pensiero unico.  
È il tentativo disumano di silenziare la diversità per trasformare la società in un allevamento obbediente. Ma noi a questo silenzio non ci pieghiamo.  
E l’unico modo per sconfiggere oggi questa spinta all'omologazione e all'oblio è rimettersi in cammino, andando a toccare con mano dove porta l'assenza di libertà.  
Proprio per questo, il nostro prossimo viaggio del treno della memoria toccherà i tre cardini geografici fondamentali per comprendere l'ascesa, l'orrore dell’ideologia e la caduta del regime nazista. Nel 2026, ad ottant’anni dal processo di Norimberga, abbiamo scelto di raddoppiare questo impegno, proponendo un viaggio della memoria a Dachau, Norimberga e Monaco di Baviera. Significa ritornare su un cruciale momento della storia del nostro paese e dell’Europa, per costruire una memoria consapevole per le nuove generazioni.  Dare visibilità a questi luoghi significa ricordarci che se abbiamo vinto tutti, liberandoci dalla morsa delle dittature nazi-fasciste e dal delirio dei campi di concentramento, altresì vuol dire che non tutti abbiamo vinto.  
Un paradossale gioco linguistico per riconoscere come le responsabilità storiche del regime fascista e nazista hanno avuto un drammatico ruolo di prim’ordine.  
Dentro questa cornice educativa tornare nei luoghi dell’orrore significa riappropriarsi insieme alle nuove generazioni di una storia che rischia di scivolare nei non detti degli stereotipi che oggi usiamo per mettere a memoria i Lager.  
Perché, come diceva Primo Levi, è essenziale imparare a considerare i Lager come impianti pilota del futuro pensato dal nazifascismo per l’Europa.  
Un pensiero che non si è spento con la fine della seconda guerra mondiale. Proprio in quest'ottica di valorizzazione del nostro tessuto sociale, della nostra storia, della memoria e dei diritti, abbiamo ospitato in sala Motta l’8 settembre una conferenza in memoria di Maria Zuccati, scomparsa a 95 anni il 23 aprile 2025, alla vigilia dell'anniversario della Liberazione.  
L'evento è stato promosso dalla Camera del Lavoro di Mantova, insieme allo Spi Cgil, al Coordinamento donne della Cgil, alla sezione Anpi Cgil "Rippa-Veronesi", all'Anpi provinciale e all'Arci.  
La storia di Maria Zuccati è un esempio straordinario di impegno civile: era l'8 settembre del 1943 quando, a soli 14 anni, iniziò a lottare per la liberazione del Paese dall'occupazione nazifascista, rischiando la propria vita per offrire rifugio e assistenza ai soldati italiani e alleati ricercati dai tedeschi.  
Da allora, la sua è stata un'esistenza interamente dedicata alla difesa dei diritti, delle libertà e dell'emancipazione femminile.  
Ed è proprio questa idea di libertà, di dignità e di piena realizzazione della persona in ogni fase della vita che noi continuiamo a coltivare e a celebrare nelle nostre attività quotidiane.  
Perché la socialità è essa stessa un diritto e una forma di riscatto.  Con questo spirito di condivisione, torna a settembre il grande appuntamento con i Giochi di LiberEtà dello Spi Cgil Lombardia a Cattolica. Dal 14 al 18 settembre 2026, la località balneare romagnola si trasformerà nel cuore pulsante della socialità e dell'inclusione per un centinaio di pensionati mantovani e centinaia di pensionati lombardi. Cinque giornate intense che vedono i partecipanti sfidarsi in gare ludico-sportive, come i tornei di carte e bocce, e in concorsi culturali legati a poesia, pittura e fotografia.  
Ma i Giochi non sono solo competizione: il programma offre concerti esclusivi, spettacoli teatrali e importanti momenti di dibattito incentrati su politica, cultura e attualità.  
L'evento, che coinvolge attivamente anche le associazioni per la disabilità e i centri anziani, si conferma uno straordinario spazio di cittadinanza attiva e benessere.  
 Una vera festa della coesione che contrasta la solitudine attraverso la forza dello stare insieme.  
Il dinamismo e la partecipazione espressi a livello locale e regionale trovano la loro naturale prosecuzione e il loro compimento nelle linee strategiche e nelle scadenze nazionali deliberate il 23 e 24 luglio dall'Assemblea generale della CGIL.  
La CGIL critica duramente le scelte economiche del governo e dice "no" a due cose precise:
•L'austerità: Cioè la politica di fare tagli alla spesa pubblica, alla sanità, alle pensioni e alla scuola, per far quadrare i conti dello Stato. 
•Il riarmo: Cioè spendere sempre più soldi pubblici per comprare armi e finanziare la difesa militare. In parole molto semplici, il sindacato sostiene che è un errore tagliare i soldi ai servizi dei cittadini (come ospedali e pensioni) per usarli invece per le armi.  
•Per farlo, la CGIL punta a ricercare la convergenza unitaria con CISL e UIL, oltre ad aprirsi al confronto con le associazioni e la società civile in vista della futura manovra di bilancio. Il documento impegna infine l'intera struttura in un percorso di partecipazione attiva e di mobilitazione generale sul territorio nazionale.  
A partire da settembre, le strutture regionali e le categorie avvieranno assemblee capillari nei luoghi di lavoro e nelle piazze per raccogliere il mandato dei lavoratori. Sarà questo il mandato fondamentale per sostenere la piattaforma del nuovo modello contrattuale e le richieste urgenti su sicurezza, salario e salute. Naturalmente prosegue attivamente anche a settembre la raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare volta a difendere, rifinanziare e garantire un Servizio Sanitario Nazionale pubblico e universale e sugli appalti con l’obiettivo centrale il contrastare alla precarietà, il dumping contrattuale e la mancanza di sicurezza generati dalla catena delle esternalizzazioni.  In vista della discussione autunnale sulla Legge di Bilancio, la CGIL programmerà giornate di sciopero generale e manifestazioni nazionali la prima è fissata per il 17 di ottobre
 
Il prossimo 16 ottobre, lo Spi CGIL di Mantova e l'AGB CGIL di Bolzano organizzeranno un convegno di straordinaria importanza dal titolo "Demografia e le risposte della politica".  
L'evento approfondirà i temi della transizione demografica, dei modelli di previsione statistica e delle sfide cruciali per il nostro sistema previdenziale, il welfare e il mondo del lavoro.  Il declino demografico e l'invecchiamento della popolazione rappresentano oggi le sfide più complesse per la tenuta sociale ed economica del futuro, specialmente nel nostro Paese.  
La demografia futura non è un'ipotesi astratta, ma una certezza che richiede risposte politiche strutturali e di lungo periodo, strettamente legate alle nostre attuali battaglie sindacali su sanità, pensioni e occupazione.  
L'obiettivo principale dell'iniziativa è proprio quello di analizzare come questi mutamenti trasformino la società, così da pretendere risposte concrete dalle istituzioni di fronte alle crescenti pressioni assistenziali.  
Il convegno si svilupperà in due sessioni distinte: la prima parte a Bolzano sullo scenario generale e la seconda a Mantova, incentrata sull'analisi della nostra provincia.  Questa seconda sessione, realizzata in collaborazione con il professor Massimiliano Fontana, servirà per stimolare un confronto diretto con gli amministratori locali sulle risposte da dare al territorio.  
L'intero focus dell'iniziativa esplorerà la complessa transizione sistemica attuale, focalizzandosi sul concetto cardine di "giusta tripla transizione".  
Parliamo dell'intreccio cruciale e indissolubile tra i cambiamenti climatici e ambientali, la rivoluzione tecnologica e l'emergenza demografica segnata da invecchiamento, denatalità, spopolamento e fuga dei giovani.  Tutti aspetti strategici che si collegano direttamente con il programma fondamentale della CGIL e con la nostra idea di futuro e di tutela del territorio. Evocare programma fondamentale serve a indicare una direzione di marcia. Il suo primo ingrediente è la prospettiva storica.  
Pensare e agire per una prospettiva implica, in particolare per una forza sindacale, leggere la realtà in un quadro di ampio respiro. Individuare la genesi di ciò che è dato. Coglierne i presupposti economici, sociali, politici, culturali, concepire scenari futuri, esiti possibili dei processi di trasformazione. E fare tutto questo con realismo e senso di responsabilità. Tutto questo si raccorda con il programma fondamentale. Il Programma Fondamentale della CGIL rappresenta la bussola valoriale del sindacato nei momenti di più profonda rottura e transizione geopolitica ed economica globale.  
Le uniche due date di questo percorso ne scandiscono l'evoluzione: il 1989, anno della caduta dei blocchi orientali e della svolta di Bruno Trentin verso il "sindacato dei diritti", e il 2010, anno segnato dalle macerie della grande crisi economico-finanziaria globale.  In questo contesto, i temi sulla demografia – intesi come l'invecchiamento della popolazione, i flussi migratori e le culle vuote – non sono semplici dati statistici, ma la chiave d'accesso per comprendere tali trasformazioni.  Essi introducono il Programma Fondamentale dimostrando che la crisi sociale non si combatte solo nei luoghi di lavoro, ma ridefinendo il welfare, la solidarietà generazionale e i diritti di cittadinanza, offrendo risposte sindacali concrete a una società mondiale frammentata e in costante mutamento
La prima grande crisi l’abbiamo nel 1989:
Con LA SVOLTA DI TRENTIN E IL SINDACATO DEI DIRITTI. 
Il 1989 è segnato dal crollo del Muro di Berlino e dalla crisi del modello industriale fordista. In questo scenario, Bruno Trentin avvia la "svolta programmatica" della CGIL a Chianciano. La scelta strategica è il superamento del sindacato come mero difensore del salario operaio. Trentin introduce il concetto di "sindacato dei diritti" e della "solidarietà universale". Si mette al centro la persona, proponendo il diritto alla conoscenza e all'autodeterminazione. Il lavoro non è più solo una merce, ma uno strumento di emancipazione e cittadinanza. Questa fase ridefinisce l'identità della CGIL dinanzi alla fine delle grandi ideologie novecentesche. 
La seconda quella del 2010: 
con LA RESISTENZA DI CAMUSSO NELL'ERA DELL'AUSTERITÀ
Il 2010 è l'anno della pesante crisi economico-finanziaria globale e delle politiche di rigore. Il mercato del lavoro è frammentato dal precariato e dall'attacco allo Statuto dei Lavoratori. Susanna Camusso assume la guida della CGIL con l'obiettivo di difendere il modello contrattuale. La scelta fondamentale è il contrasto all'austerità e la riconquista di una rappresentanza inclusiva. Nasce l'esigenza di unificare i lavori, tutelando sia i dipendenti stabili sia i giovani precari. Camusso punta sulla "Carta dei Diritti Universali del Lavoro" per estendere le tutele a tutti. È la stagione della resistenza sindacale contro la deregolamentazione e i contratti pirata.  
La terza è quella che stiamo vivendo il 2026 e il suo futuro:
 con LO SCENARIO E’ QUELLO DEL SINDACATO NELL'EPOCA DELLA POLICRISI. 
Il sindacato del futuro opera in un ecosistema instabile, segnato da tre crisi interconnesse. L'emergenza climatica impone la transizione ecologica e la decarbonizzazione dei settori industriali. Il crollo demografico invecchia la forza lavoro e minaccia la tenuta dei sistemi previdenziali. L'automazione, la robotica e l'Intelligenza Artificiale ridisegnano le mansioni e i profili richiesti. 
LA TRANSIZIONE ECOLOGICA, dovrebbe portare ALLA CONTRATTAZIONE CLIMATICA
La crisi climatica costringe a ridefinire il concetto stesso di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro e dentro la società. Il sindacato deve contrattare lo stress termico, e i rischi ambientali. Nasce la necessità di governare la " Transizione Giusta" per riconvertire le industrie inquinanti. La sfida è evitare che la decarbonizzazione si traduca in licenziamenti di massa e desertificazione. I contratti collettivi dovrebbero integrare clausole verdi e investimenti in tecnologie a zero emissioni. 
 
L'INVERNO DEMOGRAFICO E WELFARE E INVECCHIAMENTO ATTIVO
Il calo delle nascite e l'allungamento della vita media modificano la composizione delle aziende. Il sindacato dovrebbe focalizzarsi sulla contrattazione dell'invecchiamento attivo e sulla flessibilità d'età. Diventa prioritario il diritto alla cura, alla salute universale e ad un nuovo welfare inclusivo centrato sul supporto ai caregiver. La carenza di manodopera richiede l'inclusione e la tutela di lavoratori migranti regolari. Si combatte per la sostenibilità dei sistemi pensionistici a fronte di una base contributiva ridotta. 
LA RIVOLUZIONE TECNOLOGICA, ALGORITMI E INTELLIGENZA ARTIFICIALE
La robotica e l'I. A.  non eliminano il lavoro, ma lo polarizzano e ne cambiano il controllo. Il sindacato deve entrare negli algoritmi, contrattando i criteri che regolano i ritmi e la produttività. La riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario diventa la chiave per redistribuire i guadagni di produttività. Si rivendica il "diritto alla disconnessione" e la protezione dei dati personali. La formazione continua e la riqualificazione permanente diventano un diritto soggettivo universale. 
IL NUOVO SINDACATO: RAPPRESENTANZA FLUIDA E COALIZIONI SOCIALI
Di fronte a queste sfide, il sindacato supera i confini tradizionali del lavoro subordinato. La rappresentanza si estende a tutti i lavoratori delle fabbriche, alle piattaforme, e ai precari della gig economy.
L'azione sindacale si sposta dai cancelli delle fabbriche ai territori, intercettando i bisogni sociali. Si stringono alleanze con i movimenti ambientalisti, studenteschi e per i diritti civili. Il sindacato del futuro diventa il perno di una coalizione sociale per la giustizia ambientale e digitale. Considerata la portata dei temi, che oltrepassa i confini nazionali, la nostra iniziativa deve avere inevitabilmente una dimensione internazionale, a partire da quella europea, attraverso il coinvolgimento della CES e degli altri sindacati del Vecchio Continente nelle battaglie impegnative future.
 
CONGRESSO
Infine, nel rispetto delle regole statutarie, il prossimo Congresso della Cgil sarà avviato verso la fine del 2026, con la delibera dell’Assemblea generale di approvazione del regolamento congressuale, e si concluderà nel 2027. In ogni caso, la fase conclusiva – che indicativamente riguarderà i centri regolatori – si terrà nel 2027 successivamente alle elezioni politiche, in occasione delle quali la nostra organizzazione dovrà dare il suo contributo autonomo per coinvolgere e spingere le lavoratrici, i lavoratori, le pensionate, i pensionati, le giovani e i giovani alla più ampia partecipazione democratica. In vista dell'avvio della nostra fase congressuale, voglio richiamare l'attenzione di tutte e tutti su una fondamentale delibera del Collegio Statutario Confederale.  Il centro regolatore nazionale dello SPI ci ha formalmente invitati ad aprire per tempo le procedure per il rinnovo dei segretari di lega, delle nostre segreterie e dei Segretari Generali, nel pieno rispetto delle regole.  La delibera stabilisce la decadenza automatica del mandato allo scadere dei tre mesi previsti dallo Statuto, chiarendo che eventuali ritardi o comportamenti dilatori comporteranno il commissariamento immediato tramite reggenza, per garantire la continuità della direzione politica.  È dunque compito dei centri regolatori regionali e di tutte le strutture territoriali dello SPI CGIL avviare già in questa ripresa autunnale le verifiche necessarie, garantendo la tempestiva comunicazione dei dati organizzativi e la massima trasparenza in questo percorso democratico. Per questo abbiamo avviato per tempo una riflessione con il regionale SPI e la Camera del Lavoro per un percorso che ci porti al congresso coinvolgendo i territori, i segretari di lega, la segreteria e il Segretario generale. Con i territori è in atto una riflessione dentro la segreteria per dare risposte adeguate alle problematiche di ricambio che necessariamente ci coinvolgono per età, scadenze o scelte personali. Questa riflessione continuerà con le leghe territoriali in modo da arrivare alla scadenza congressuale con le soluzioni adeguate e possibili. Anche la segreteria provinciale dello Spi di Mantova ha iniziato un percorso per arrivare al congresso con una proposta adeguata alle problematiche future che dovremo affrontare. L’attuale segreteria provinciale, arriverà al congresso, negli attuali componenti, ma le regole del numero dei mandati e le scelte personali, ci pongono un problema di cambiamento che stiamo affrontando con i centri regolatori. Agli attuali componenti di segreteria in uscita, stiamo chiedendo di mantenere alcuni pezzi di incarico che svolgono attualmente in collaborazione futura con i nuovi ingressi. Sul terreno organizzativo abbiamo istituito un contratto di collaborazione a tempo pieno per il compagno Enrico Zerbini. La proposta è per lo svolgimento degli incarichi di segreteria attribuiti e da svolgere in condivisione con il Segretario generale e in raccordo con il responsabile organizzativo attuale. Le tematiche attribuite sono:
•Bilancio e politiche delle risorse economiche
•Politiche organizzative e sistema dei servizi
•Politiche dell’ insediamento e del tesseramento. 
Per lo svolgimento di tali incarichi Enrico Zerbini è stato invitato in modo permanente alla segreteria dello Spi Cgil di Mantova.  
Stiamo ragionando per un completamento della segreteria che al congresso vorrei proporre a cinque componenti. Naturalmente il congresso che si avvicina, con il programma fondamentale alle porte, deve vederci tutti impegnati per un sindacato più forte, una società più giusta e un futuro di non solo pane ma anche di rose.  Buon lavoro.